La Signora guarda amorevolmente il ragazzine, poi risponde:
— Anche lui, ma dovrà recitare molti rosari...
All'improvviso Lucia si ricorda di due ragazze morte da poco tempo:
— La Maria das Neves si trova ora in Cielo?
— Sì.
— E l'Amelia?
— È in Purgatorio, e dovrà rimanervi per tanto tempo.
Lucia ora pensa a Manuel che deve andare soldato:
— Potreste dirmi se la guerra finisce presto?
— Non te lo posso dire ora... Volete offrirvi al Signore, pronti a sopportare le sofferenze che vorrà mandarvi, come atto di riparazione per i peccati che l'offendono, e per ottenere la conversione dei peccatori?
Lucia risponde per tutti:
— Sì, lo vogliamo.
— Avrete molto da soffrire, ma la grazia di Dio vi assisterà e vi consolerà.
Nel pronunciare queste parole la Signora bellissima apre le braccia, e tende le mani verso i fanciulli. Due fasci luminosi li investono. Essi s'inginocchiano e ripetono: « O Santissima Trinità, io vi adoro! Dio mio, io vi amo! ».
La Signora continuò: « Dite ogni giorno il Rosario per la fine della guerra e la pace del mondo ».
Poi la visione incominciò a salire « scivolando verso il cielo », come dissero i tre pastorelli, e scomparve verso oriente.
« Cos'è questa storia? »
Scendendo dalla Cova coi loro greggi, i tre pastorelli si sono promessi a vicenda che non diranno nulla a nessuno, nemmeno ai genitori.
Ma Giacinta, ogni sera, prima d'addormentarsi, raccontava tutta la sua giornata alla mamma. Quella sera cercò di non dir nulla, ma poi « il cuore le sembrava scoppiare » se non diceva tutto, e parlò.
La mamma si fece seria, chiamò Francesco. Disorientato, il fanciullo di nove anni finì per dir tutto anche lui.
La povera donna, appena fu giorno, corse dalla mamma di Lucia. Pia e severa, mamma Rosa chiamò la figlia:
— Cos'è questa storia?... — Lucia rimase come paralizzata. — È vero o è una trottola? Guarda che noi siamo poveri, ma nessuno ci ha mai presi in giro. Se tu ora ti metti a contare fandonie, tutti ci rideranno dietro. Ma io ti batterò finché dirai tutta la verità. Tutta, capisci?
Lucia ripetè mille volte a mamma Rosa che lei non diceva bugie, che era proprio così. La povera mamma si adirava sempre più. Si sfogò anche con il parroco. Ma il sacerdote le disse: « Lasciate un po' andare. Col passare del tempo dimenticherà tutto e non se ne parlerà più ».
I giorni passavano, e il 13 giugno si avvicinava.
A Fatima è festa patronale: S. Antonio. Ci sono canti, fuochi, balli. Ma Lucia vuoi tornare lassù. Lo chiede a mamma Rosa. All'inizio sono sfuriate. Ma Lucia è irremovibile e la mamma cede.
Leopoldina dos Reis, un'amica di Lucia, scrive nel suo diario: « Siamo in 14 ragazze. Decidiamo di accompagnare Lucia alla Cova. Siamo in gruppo quando incontriamo Antonio. Tira fuori una moneta e la fa vedere a Lucia:
— Se non vai alla Cova, tè la do.
— Non so cosa farmene — gli risponde Lucia. — Io devo andare.
Proseguiamo, e Antonio ci tiene dietro gridandoci inscienze. Ma noi sempre avanti. A noi si aggiungono altre persone, anche Maria Carreira con Giovanni, suo figlio, lo storpio ».
Una nube che sale lentamente
È quasi mezzogiorno. Lucia in compagnia dei due cuginetti si ferma a tré metri di distanza dal piccolo elce. Intanto una ragazza legge ad alta voce un libro di preghiere. A un tratto Lucia l'interrompe, si alza e grida: « Giacinta! Viene la Madonna. S'è già visto il lampo! ».
Corre verso l'elce, s'inginocchia. La bianca Signora è lì.
— Voi mi avete comandato di tornare qui — le dice Lucia. — Diteci, per favore, quello che volete da noi.
— Voglio che veniate di nuovo qui il 13 del mese venturo, che recitiate la Corona intercalando ad ogni mistero la giaculatoria: « O Gesù, perdonate i nostri peccati, liberateci dal fuoco dell'inferno, portate in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della vostra misericordia ». E voglio che tu Lucia impari a scrivere, perché scriverai ciò che io ti dirò.
Lucia chiede la guarigione d'un malato.
— Che si converta — risponde la Madonna — e guarirà entro l'anno.
Lucia ora, ricordando tutti i patimenti subiti durante il mese, domanda alla Madonna:
— Perché non ci portate tutti e tré in Cielo?
— Giacinta e Francesco — risponde la Vergine _ verrò presto a prenderli con me. Tu rimarrai ancora un po'. Gesù vuoi servirsi di tè per far conoscere e amare nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato.
Lucia è spaventata:
— Allora io rimarrò sola su questa terra?
— No, figlia mia, non scoraggiarti. Io non ti abbandonerò. Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti condurrà fino a Dio.
Mentre pronuncia queste parole, le mani della Madonna si aprono, e ne scaturisce una luce vivissima che li investe e li fa vivere in una gioia di Paradiso.
Poi essi possono contemplare il Cuore Immacolato di Maria. Non è trapassato da una spada, ma è circondato di spine pungenti: essi comprendono che le spine sono i peccati dell'umanità.
All'improvviso i presenti vedono Lucia alzarsi in fretta e tendere il braccio:
— Eccola, va, va!
Tutti i presenti vedono una nube che sale lentamente dall'elce e scompare verso oriente.
La piccola comitiva intona il Rosario e scende al paese.
La guerra in casa
La notizia dell'apparizione del 13 giugno e della nube che ha coperto l'elce e che tutti hanno visto, si diffonde in un baleno. La curiosità diventa febbre, delirio. I poveri pastorelli sono tempestati di domande per strada, al pascolo, in casa. Tutti vogliono sapere, interrogare, sentire. Qualcuno li minaccia se non dicono che tutto ciò è falso. Altri vogliono sapere in ogni particolare, cento volte, com'era vestita la Signora, cos'ha detto, cos'ha fatto.
La più bersagliata, perché non sa dire di no, non sa difendersi, è la piccola Giacinta. Piange, ha la testa che le fa male.
Lucia ha trovato la guerra in casa. Mamma Rosa le parla sempre con asprezza, la maltratta come una bugiarda, una fintona.
Il Parroco è preoccupatissimo della piega che prendono le cose. Chiama in canonica i tre pastorelli ed i genitori. Ascolta ogni cosa, è molto serio.
— Ma come posso credere a tutto ciò che mi dite? — esclama alla fine. — Può darsi che voi vediate, ma chi vi dice che non sia il demonio?
Questa frase colpisce Lucia, che è spossata e sfinita dalle contrarietà. Il giorno dopo, al pascolo, Lucia, a bassa voce, comunica il suo dubbio ai due cuginetti:
— E se fosse davvero il diavolo? —. Ma Giacinta risponde subito:
— Ma no, non è il diavolo! Il diavolo è brutto. La Signora invece è bella, tanto bella. E poi noi l'abbiamo vista salire verso il Cielo. Il demonio scenderebbe in giù...
Ma Lucia è decisa: « Io non verrò il 13 luglio. Andate voi, e dite alla Signora che non vengo perché ho paura che sia il diavolo ».
Sul volto un'espressione di terrore
Ma i giorni passano. Giunge il 12 luglio. Francesco e Giacinta piangono, perché non vogliono andare senza di lei. E Lucia si sente trascinata lassù.
Attorno all'elee sono 5 mila persone. Alcuni sono venuti a divertirsi « alla commedia », a farsi beffe « dei citrulli che adorano un elce». Ma i tre fanciulli non badano a nessuno. S'inginocchiano e pregano.
D'un tratto Lucia si rivolge a quanti le sono attorno e grida:
— Toglietevi i cappelli! Toglietevi i cappelli! La Signora è qui!
Ed ecco, una nuvola scende sull'elce, la luce del sole s'offusca e un'aria fresca soffia sull'altopiano. Lucia balbetta:
— Cosa volete, Signora, da me?
— Venite qui ancora il 13 del mese prossimo, e continuate ogni giorno a recitare il Rosario per la pace del mondo e la fine della guerra.
Ora Lucia ha il cuore pieno per tutte le sofferenze e le cattiverie che ha subito durante il mese, e dice:
— Vorrei che ci diceste il vostro nome e che compiste un miracolo, così tutti crederanno che Voi ci apparite.
Ma la Vergine risponde:
— Sacrificatevi per i poveri peccatori, e dite molte volte, specialmente quando avete da soffrire: « O mio Gesù, è per vostro amore, per la conversione dei peccatori, e in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria ».
A questo punto i presenti videro che il volto dei fanciulli impallidiva e assumeva un'espressione di terrore, come se vedessero una cosa spaventosa. Lucia mormorò: « Ahi! Nostra Signora! ».
Infine, dopo pochi istanti, essi dissero: « Lo vogliamo ».
Una notte illuminata da una luce sconosciuta
Poi si levarono in piedi. La nube s'alzò dall'elce. La visione scomparve. I pastorelli furono assediati. « Cosa avevano visto? Che aveva detto? ». I tre bambini risposero solamente: « Non possiamo dirlo. La Signora non vuole ».
Francesco e Giacinta portarono nella tomba il loro grande segreto. Lucia soltanto 24 anni dopo, il 31 agosto 1941, ne rivelò due parti per obbedienza all'autorità ecclesiastica e col permesso della Vergine. Ecco le sue precise parole:
« Quando la Signora disse: " Sacrificatevi per i peccatori ", aprì le mani. Il fascio di luce che ne scaturì sembrò penetrare nella terra, e noi vedemmo come un gran mare di fuoco e in esso immersi, neri e abbronzati, demoni e anime in forma umana, somiglianti a brace trasparente, che trascinati in alto dalle fiamme, ricadevano giù da ogni parte come faville in un grande incendio, tra grida e lamenti di dolore e di disperazione, che facevano inorridire e tremare di spavento.
Questa visione durò solo un istante, altrimenti, credo, saremmo morti di terrore.
Per domandar aiuto alzammo gli occhi alla Signora, ed essa ci disse con bontà e tristezza: " Avete visto l'inferno dove vanno a finire le anime dei poveri peccatori. Per salvarli il Signore vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. Se si farà quello che dirò, molte anime si salveranno e vi sarà la pace. La guerra sta per finire, ma se non cesseranno di offendere il Signore, nel regno di Pio XI ne incomincerà un'altra peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che quello è il segno che vi da Iddio che prossima è la punizione del mondo per i tanti suoi delitti, mediante la guerra, la fame, la persecuzione contro la Chiesa e contro il Santo Padre. Per impedire ciò verrò a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati del mese. Se si darà ascolto alle mie domande, la Russia si convertirà e si avrà la pace. Altrimenti diffonderà nel mondo i suoi errori, suscitando guerre e persecuzioni contro la Chiesa; molti buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno annientate... (a questo punto s'inserisce la terza parte del messaggio che non è stata rivelata). Finalmente il mio Cuore Immacolato trionferà; il Santo Padre mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di pace " ».
« II sindaco li ha rapiti »
Tutto il Portogallo parla di Fatima e delle sue apparizioni. La stampa anticattolica (che è la più ricca e la più numerosa) si scatena. I giornali contano cento storie di preti che vogliono far denari vendendo terreni dove fanno apparire la Madonna, scoprendo fontane di acqua minerale che venderanno come acqua miracolosa, ingannando poveri fanciulli ignoranti per spillare quattrini.
Le stesse autorità, massoniche, danno ordine al sindaco di Vila Nova da Ourém (di cui Fatima è una frazione) di far smettere quella commedia.
Il sindaco Arturo d'Oliveira fa chiamare Lucia e i due piccoli. Lucia va col babbo. Al posto dei due piccoli invece si presenta solo il padre, Manuel Marto: non vuole che ai suoi piccini si faccia del male. Il Sindaco li fa aspettare fino a mezzogiorno, poi li copre di villanie e di insulti, minacciando Lucia di ucciderla. Poi li congeda.
Il giorno 13 agosto, alla Cova da Irla si sono radunate da 15 a 20 mila persone. Si attende l'arrivo dei fanciulli, ma essi non compaiono. Si diffonde una voce: « II sindaco li ha rapiti e messi in prigione ».
Ecco il racconto del padre di Francesco e di Giacinta: « II mattino del 13 stavo zappando l'orto, quando vengono a chiamarmi e mi dicono di tornare a casa. Vidi mia moglie in un angolo che mi fa cenno di entrare in casa. Entro e trovo il sindaco Arturo d'Oliveira.
— Come, lei qui?
— Voglio assistere al miracolo — mi dice. — Porterò i ragazzi sul calesse.
Li fa salire con Lucia, e parte in dirczione della Cova.
Ma al bivio fa dietro-front e imbocca la strada di Ourém. Lucia s'accorge dell'inganno:
— Non è per di qua che si va alla Cova! — grida.
Ma ormai è troppo tardi. Arturo d'Oliveira li porta alla propria casa e ve li rinchiude ».
Nella prigione buia
Appena la folla ne è informata, si levano grida di minaccia. Già si organizza una colonna di volontari che scenderanno verso Ourém. Ma ecco un colpo di tuono improvviso, seguito da un altro più potente. Tutti ammutoliscono e guardano l'elce. Un lampo balena vicinissimo, e una nube candida, su cui brillano i colori dell'iride si posa tra i rami. Molti cadono in ginocchio, pregano ad alta voce. Tutti capiscono che la Signora è venuta, ma i pastorelli mancano all'appuntamento. E la nube lentamente si alza e scompare.
Arturo d'Oliveira intanto sta conducendo la sua battaglia contro i piccoli veggenti su due fronti; o essi confesseranno che tutto è una fandonia, e allora tutto cadrà da sé; o riveleranno i segreti ricevuti durante la visione, e allora non manterranno la parola data alla gente e alla visione.
Ma i piccoli, inaspettatamente, resistono.
Li caccia in prigione con la minaccia di ucciderli. Soli, al buio, i tre fanciulli piangono sconsolatamente. Giacinta (7 anni) ha un peso sul cuore: « Perché dobbiamo morire senza abbracciare i genitori? Io vorrei vedere la mamma ». Francesco consola la sorellina: « Non temere. Offriamo questo sacrificio per la conversione dei peccatori. Sarebbe peggio se la Madonna non tornasse più ». E propone: « Perché non recitiamo il Rosario? ». Insieme pregano la Vergine, tremando di paura.
Un profumo sui rami
Un'ultima, tremenda minaccia per i tre piccoli: a uno a uno Oliveira li fa uscire e minaccia a ciascuno di immergerli in una caldaia d'olio bollente. « Quello prima di tè è già bell'e bollito! ». Piangono, tremano, ma le parole sono sempre quelle: « Noi la Signora l'abbiamo vista. E ciò che ci ha detto non dobbiamo dirlo ».
Sconfitto da tre ragazzini, il sindaco li riporta alle famiglie il giorno 15, festa dell'Assunta. È tanta la paura che quell'uomo incute sul paese, che nessuno osa protestare per quell'incredibile sopruso.
Ma la Madonna viene a consolare i suoi piccoli amici.
Il giorno 19, mentre sono al pascolo a « Os Valinhos » essa compare. Giacinta giunge trafelata pochi istanti prima, e cade in ginocchio accanto ai due piccoli amici col volto trasfigurato, ai piedi d'un grande elee.
« Continuate a recarvi alla Cova da Irla il giorno 13 — dice loro la Signora — e continuate a recitare il Rosario tutti i giorni. Nell'ultimo mese, in ottobre, farò un miracolo perché tutti credano alle mie apparizioni... Verrà San Giuseppe col Bambino Gesù per benedire il mondo... Badate che molte anime vanno all'inferno, perché non c'è chi si sacrifichi e preghi per loro. Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori ».
La visione scompare. Ma nell'aria resta un profumo soavissimo. Sono le foglie dell'elce su cui la Madonna s'è posata. I fanciulli ne strappano alcuni rami e li portano a casa.
Per strada incontrano la mamma di Lucia. Giacinta le grida:
— Zia, abbiamo visto la Madonna! Posava i piedi su questi rami: senti come sono profumati!
Quella sera le case di Lucia e di Francesco e Giacinta furono intensamente profumate da quei semplici rami. E per la prima volta, dopo giorni e giorni, la mamma di Lucia sorrise alla sua piccola.
Le barelle allineate in lunghe file
La notizia delle persecuzioni subite dai tre pastorelli ha divulgato ancora di più nel Portogallo il nome di Fatima. La mattina del 13 settembre la Cova da Iria è un formicolio di gente. Ecco come scrive Lucia:
« Avvicinandosi l'ora stabilita, con Giacinta e Francesco andai alla Cova, circondati da numerose persone che a fatica ci lasciavano camminare. Le strade erano gremite. Tutti volevano vederci, parlarci. Non avevano rispetto umano. Molta gente del popolo, e persino signore e signori, cadevano in ginocchio, pregandoci di presentare alla Madonna le loro necessità ».
Malati erano giunti da ogni parte del Portogallo, e lungo la via gridavano aiuto ai tré pastorelli. Volevano che li ricordassero alla Madonna. Promettevano di diventare più buoni, di servire il Signore e di osservare la sua legge. Alla Cova le barelle non si contavano. Allineate in lunghe file, sembravano averla trasformata in ospedale.
Tutti attendevano il segno del cielo, come gli ammalati di Palestina quando passava Gesù.
È mezzogiorno preciso. Lucia invita tutti alla preghiera.
Migliala e migliala di pellegrini si prostrano a terra e iniziano insieme, ad alta voce, il santo Rosario. Tutti gli occhi guardano in alto.
A un tratto un silenzio improvviso, teso. Da oriente un globo luminoso scende verso l'elce. Una bambinetta tra la folla grida nel silenzio: « Eccola! La vedo! Scende giù! ».
Il quinto colloquio è incominciato. Anche la grande folla assiste visibilmente all'incontro tra Cielo e terra. Una nuvola bianchissima ha avvolto l'elce e i piccoli veggenti. Il sole sembra spegnersi lentamente, e la luna e le stelle sono visibilissime, a mezzogiorno! Dall'alto del cielo sembra che scenda un turbine di neve, anzi di fiori bianchi, che sfarfallano finché sono quasi a contatto con la terra, e poi svaniscono.
Una boccetta di profumo per la Madonna
Intanto la Madonna parla ai tré fanciulli:
— Continuate a recitare il S. Rosario per la fine della guerra. — Poi ripete la promessa di compiere un grande miracolo il 13 ottobre, e di apparire a essi insieme a San Giuseppe e al Bambino Gesù.
Lucia dice:
— Mi hanno incaricata di chiedervi molte cose. C'è una bambina sordomuta. Non la volete guarire?
— Durante l'anno migliorerà...
— Molti hanno chiesto di guarire...
— Alcuni li guarirò, altri no, perché userebbero male della guarigione.
— Ci sono molti che dicono che sono un'imbrogliona, che meriterei di essere impiccata o bruciata viva come le streghe. Fate un miracolo perché tutti credano...
— In ottobre lo farò.
Allora Lucia, con impaccio, tira fuori dalla tasca del grembiule due lettere e una boccetta di profumo:
— Mi hanno detto di darvele —. La Signora sorride:
— Queste cose non servono per il Paradiso.
La bambinetta, tra la folla, gridò di nuovo: « Eccola che sale un'altra volta! ».
Anche Lucia levò le mani, quasi a salutare. La visione stava scomparendo verso oriente.
La notizia della nuova apparizione e dei prodigi che tutti hanno potuto vedere si diffonde in un baleno. E con essa l'assicurazione che il 13 ottobre alla Cova ci sarà un miracolo grandissimo.
« La gente ci ammazzerà »
Mentre tutti i sacerdoti del .Portogallo tacciono sull'argomento, quasi se ne disinteressino, la stampa anticlericale scatena l'ultima offensiva. A lettere cubitali si annuncia che Fatima è la burla più colossale del secolo, che il 13 ottobre a Fatima si seppellirà la Religione Cattolica sotto il ridicolo, che chi vuoi vedere qualche giochetto di prestigio vada alla Cova da Iria il 13 ottobre.
Intanto alla casa di Lucia e dei suoi due cugini continuano a giungere minacce da parte delle autorità. Si dice loro chiaramente che il 13 ottobre non torneranno facilmente vivi dalla Cova da Iria. Stiano in guardia.
All'alba del 12 ottobre, mamma Rosa sveglia la figlia e le dice:
— Lucia, è meglio che andiamo a confessarci. Dicono che dobbiamo morire alla Cova. Se la Signora non fa il miracolo, la gente ci ammazzerà. È meglio che ci confessiamo per prepararci a morire.
Lucia la guarda a lungo, con tristezza, poi risponde:
— Se vuoi che ci confessiamo, ti accompagno. Ma non per quello che dici tu. Non ho paura che ci ammazzino.
Sono certa che la Signora farà domani ciò che ha promesso.
La pioggia su Fatima
Sabato 13 ottobre 1917.
Piove da alcune ore. Piove sugli alberi che tremano, sui sentieri, sui mulini a vento, sui pellegrini che camminano ; a gruppi per le strade fangose. Piove sulla Cova da Iria che non ha ripari, e dove una folla incredibile si accalca dalla sera del 12.
Eppure nessuno si ferma, nessuno torna indietro. Il cielo è buio e chiuso, ma la fede è tanta, e si continua a marciare sulle strade ridotte a pozzanghere.
Quando i tre pastorelli si affacciano alla Cova da Iria rimangono per un attimo col fiato sospeso. Settantamila persone sono lì. Un professore dell'Università di Coimbra, Almeida Garret, sostiene che quel giorno, nella Cova, i presenti sono almeno 100 mila. Non c'è modo di passare, di andare avanti. Ma i genitori e le persone che li accompagnano aprono un varco. Ora sono ai piedi dell'elce. Si recita il rosario. Quand'è terminato, un sacerdote ch'è lì accanto e che recita tranquillo il suo Breviario estrae l'orologio e domanda a Lucia:
— A che ora verrà la Signora?
— A mezzogiorno.
— È già mezzogiorno — replica il sacerdote. — La Madonna non dice bugie. Ecco, mezzogiorno è passato. Tutto è finito.
Lucia risponde:
— Chi vuole andar via, vada. Io resto. La Signora mi ha detto che sarebbe venuta —. Così dicendo si volge verso oriente, e subito grida a Giacinta: — Inginocchiati. Viene la Madonna. Ho visto il lampo!
La Madonna ora è lì, sull'elce per l'ultima volta. Attorno la folla è in un silenzio impressionante. Tutti vedono una nube quasi d'incenso che avvolge i tré fanciulli e s'innalza di cinque o sei metri.
« Guardate il sole! »
La Madonna parla per l'ultima volta:
« Io sono la Madonna del Rosario. Voglio che si costruisca qui una cappella in mio onore. Continuate a recitare il Rosario tutti i giorni... La guerra sta per. finire, e i soldati torneranno presto alle loro case... È necessario che i peccatori si emendino, che chiedano perdono dei loro peccati... ».
Poi la Madonna apre le braccia e s'innalza. Lucia tende le mani e grida: — Se ne va! Se ne va! Guardate il sole!
« In quell'attimo, — racconta un testimone — la pioggia cessò, le nubi si squarciarono e il sole apparve agli occhi della folla. Assomigliava a una grande luna d'argento. Incominciò a girare vorticosamente come una ruota infuocata mandando raggi multicolori che tingevano di colori diversi il cielo, gli alberi, la montagna e la stessa moltitudine.
Poi, a un tratto, sembrò staccarsi dal firmamento come se, scendendo a zig-zag, stesse per precipitare sulla terra. Dalla folla si levò un grido ».
Racconta il padre di Giacinta nel suo povero linguaggio:
« A un certo punto il sole cominciò a ballare e saltare. Si fermò e un'altra volta cominciò a ballare, fino al punto che sembrò staccarsi dal cielo e venire sopra di noi. Fu un momento terribile! ».
E Maria Carreira, presente al fatto, continua:
« Non so che cosa sia successo. Il sole si è messo ad andare per conto suo e cominciava a scendere roteando. Assumeva colorazioni diverse: giallo, azzurro, bianco e tremava, tremava tanto che pareva una ruota di fuoco? che venisse a cadere sul popolo. Tutti gridavano: " Gesù, qui moriamo. Gesù, qui moriamo tutti! ". Infine il sole si fermò ».
Il fenomeno fu anche visto da lontano. Racconta padre Ignazio Lorenzo Pereira: « A quel tempo avevo nove anni. Ricordo come se fosse oggi. È mezzogiorno del 13 ottobre. Io abito in un villaggio a 10 chilometri da Fatima. Siamo allarmati, a mezzogiorno, dalle grida e dagli schiamazzi di uomini e donne che passano per la strada, impauriti. " II sole! Il sole! ". Fisso il sole e mi sembra pallido, senza il
solito abbagliante fulgore. Pare un globo abbagliante di neve, roteante sopra se stesso, poi, ad un tratto, piomba giù a zig-zag, minacciando di cadere. Accanto a me un incredulo di professione è stupefatto. Alza le mani al cielo e, senza badare al fango della strada, si lascia cadere in ginocchio gridando: " Nostra Signora! Nostra Signora! ". Nel frattempo la gente continua a piangere i propri peccati. Da tutte le parti, ci avviarne verso le due cappelle del villaggio, che, in pochi istanti, si riempiono. Ci guardiamo, e a vicenda ci vediamo azzurro l'uno, giallo l'altro, rosso un terzo. Dopo dieci minuti il sole torna al suo posto, allo stesso modo come era disceso».
Il prodigio era durato dieci minuti. Al rialzarsi da terra tutti si accorsero d'avere gli abiti perfettamente asciutti, dopo tutta la pioggia presa alla Cova, dove nessun ombrello era aperto.
Assedio attorno a Lucia
Lucia, Francesco e Giacinta avevano anche loro fissato il sole, e avevano avuto la gioia di vedere il Bambino Gesù, la Madonna e S. Giuseppe.
L'entusiasmo della moltitudine subito dopo il miracolo si scatenò sui pastorelli. Tutti volevano vederli, toccarli, parlare con loro. La ressa era paurosa, e i genitori nulla potevano fare per difenderli.
Francesco ebbe la disinvoltura d'infilarsi tra la folla, e di sgattaiolare via prima che qualcuno se n'accorgesse.
Giacinta invece, piangente e spaventata, fu presa in braccio da un uomo che, non senza difficoltà, riuscì a portarla fuori dalla ressa.
Ma Lucia rimase assediata fino a sera. Solo allora, stanchissima, estenuata, riuscì a raggiungere la sua casa. Non aveva più il velo, e nemmeno le trecce. Devoti fanatici gliele avevano tagliate in un impeto di entusiasmo!
Ma lontano da queste esagerazioni superstiziose, il messaggio di Fatima cominciava quel giorno a diffondersi per il mondo. La Madonna non era apparsa per far giochi di prestigio o perché la gente impazzisse attorno a tré poveri pastorelli, ma perché tutti i cristiani fossero richiamati a vivere più santamente la loro vita di ogni giorno, perché il Rosario fosse ripreso in mano in tante famiglie che l'avevano dimenticato, e questo messaggio della Madonna arrivò a tante anime, che da quel giorno cominciarono davvero a essere più cristiane.
« La Madonna verrà a prendere Francesco »
Dopo le apparizioni qualcuno tentò di profanare la Cova da Iria. Abbattè l'arco rivestito di fiori, rubò la mensa e le lampade che i fedeli avevano preparato, tagliò un elce, credendolo quello su cui era apparsa la Madonna. Ma questo vandalismo eccitò ancora di più nei fedeli l'amore alla Madonna.
I tré piccoli veggenti andavano a gara, nella loro vita ordinaria e nascosta, a fare sacrifici per i poveri peccatori.
Qualche volta strappavano le ortiche e se le sbattevano sulle gambette nude, « per quelle povere anime ».
Giunse il dicembre del 1918. Una terribile epidemia influenzale, chiamata « la spagnola », si abbattè sull'Europa, mietendo quasi tante vittime come la guerra appena finita.
Francesco e Giacinta ne furono colpiti. Giacinta, dopo giorni e giorni di letto, si avviò alla convalescenza. Francesco invece rimase nel lettino, più bianco della coperta che lo ricopriva. Lucia, che andava a trovarlo spesso, scrive:
« Nella malattia soffriva con pazienza eroica, senza lasciarsi sfuggire ne un gemito ne il più leggero lamento. Prendeva quanto gli portava la madre. Non sono mai riuscita a sapere che cosa non gli piacesse. Gli domandavo:
— Francesco, soffri molto?
— Sì, molto — mi rispondeva. — Ma soffro per amore di Nostro Signore e della Madonna.
Un giorno mi consegnò una corda che gli serviva da cilicio:
— Prendila e portala via prima che la mamma la veda. Ormai non posso più tenerla ».
Giacinta, a letto pure lei, fa lo stesso e passa la sua corda nelle mani di Lucia. « Se però guarisco — le dice — la voglio un'altra volta ».
La corda aveva tré nodi ed era macchiata di sangue.
La debolezza di Francesco aumenta. Alla fine di febbraio il peggioramento è evidente.
Un giorno di marzo, Giacinta manda a chiamare Lucia.
— La Madonna è venuta a vederci e dice che presto tornerà a prendere Francesco per condurlo in cielo. Mi ha domandato se voglio ancora convenire dei peccatori. Ho risposto di sì, e allora mi ha detto che andrò in ospedale e che patirò molto, ma che soffra tutto per la conversione dei peccatori, per amore di Gesù e in riparazione delle offese commesse contro il Cuore Immacolato di Maria. Le ho domandato se tu saresti venuta con me. Ha risposto di no.
La vigilia della morte Francesco si rivolge a Lucia:
— Senti: sto molto male. Mi manca poco per andare in cielo.
— Allora sta' attento — replica Lucia — non dimenticarti di pregare per i peccatori, per il Santo Padre, per Giacinta e per me.
— Sì, pregherò. Ma senti: queste cose è meglio che tu le raccomandi a Giacinta, perché ho paura di dimenticarle, e quando vedrò Nostro Signore voglio piuttosto consolarlo.
La morte di Francesco
Lucia scrive ancora:
« II mattino del 2 aprile la cugina Teresa mi chiama: — Vieni. Francesco sta male e deve domandarti una cosa.
Mi vesto in fretta e corro. Francesco domanda di restar solo con me. Poi mi dice:
— Oggi devo confessarmi per ricevere la Comunione e morire. Voglio che tu mi dica se mi hai visto commettere qualche peccato e che poi vada da Giacinta a domandarle se mi ha visto farne qualcuno.
— Hai disubbidito alcune volte alla mamma, quando ti diceva di rimanere a casa e tu fuggivi per venirmi a trovare.
— È vero. Adesso va' da Giacinta e domandale se si ricorda altro —. Giacinta, da me interrogata, risponde:
— Digli che ancor prima che la Madonna ci apparisse, ha rubato uno scudo al babbo per comperare l'armonica e che quando i ragazzi di Aijustrel tiravano sassi a quelli di Boleiros, ne ha tirati anche lui.
Riferisco. Francesco mi risponde:
— Quelli li ho già confessati. Ma li confesserò di nuovo. Chi sa se per questi peccati non ho reso triste il Signore! Ma io, anche se non dovessi morire, non li commetterei mai più. Adesso sono pentito ».
Poi quando Lucia sta per uscire per andare alla Messa:
— Senti: chiedi al parroco che mi porti la Comunione.
C'è la primavera nell'aria. La primavera portoghese che arriva come un'ondata improvvisa, e fa di colpo crescere le messi, fiorire i melograni, sbocciare le gemme dei peschi.
Francesco la sente affacciarsi alla sua finestra, mentre da lungamente addio alla terra.
All'alba del 4 aprile sussurra alla mamma che ha passato la notte accanto al suo letto: « C'è una bella luce vicino alla porta ». Qualche attimo dopo: « Mamma, la luce non c'è più ». Si addormenta per sempre. Francesco Marto, 12 anni, è andato a rivedere la bianca Signora nella primavera perenne.
Fu sepolto nel piccolo e disadorno cimitero di Fatima, accanto alla porta d'entrata. Dalla piccola tomba si contempla un cielo vastissimo, che si apre a sorridere sugli altipiani dove un giorno la Vergine discese a parlare con tré ragazzini.
« Dopo, pregherò io per tè »
Dopo la morte di Francesco che la impressionò vivamente, Giacinta parve riprendersi, ma presto fu colpita da una pleurite purulenta, e trasportata all'Ospedale di Vila Nova da Ourém.
Lucia andò due volte a trovarla. La piccola le disse:
« Soffro, ma tutto per la conversione dei peccatori e per riparare gli oltraggi che si fanno al Cuore Immacolato della Madonna ».
Aveva una profonda piaga nel petto. Presto le s'infettò. I dolori aumentavano. Cercava di nascondere le sofferenze e pregava Lucia di non dir nulla alla mamma, per non affliggerla troppo.
— Ho tanta sete — diceva — ma non voglio bere.
L'offro a Gesù per i peccatori.
Un giorno dice a Lucia: « La Madonna è venuta, e mi ha detto che andrò a Lisbona, in un altro ospedale, che non rivedrò più ne tè ne i genitori; che dopo aver molto sofferto morirò sola sola..., che non abbia paura, perché Ella verrà a prendermi per il cielo. Prega per me, prega ».
Le predizioni si avverarono. Il prof. Enrico Lisboa, pellegrino a Fatima, chiese di averla nel suo ospedale per operarla e guarirla.
« La partenza per Lisbona — scrive Lucia — fu uno strazio. Giacinto stette abbracciata al mio collo e diceva piangendo:
— Prega molto per me fin quando io me ne vada in cielo. Dopo, pregherò io per tè. Non dire mai il segreto a nessuno, anche se ti volessero ammazzare... E fa' molti sacrifici per i peccatori ».
A Lisbona è accolta nell'Orfanotrofio di Nostra Signora, e curata dalla Supcriora, madre Maria della Purificazione.
Essa trascrive quanto la piccola fanciulla mormora ogni tanto:
« I peccati che portano più anime all'inferno sono i peccati impuri. — Verranno certe mode che offenderanno molto Nostro Signore. Le persone che servono Dio non debbono seguire le mode. — La Madonna mi ha detto che le guerre non sono altro che castighi per i peccati del mondo. — La Madonna non può più trattenere il braccio di suo Figlio sopra il mondo. Bisogna fare penitenza. Se gli uomini si pentono, Nostro Signore perdonerà ancora, ma se non cambiano vita, verrà il castigo. — Se gli uomini sapessero che cos'è l'eternità, farebbero di tutto per cambiare vita ».
La morte di Giacinta
Rivolgendosi a Madre Maria, quasi sempre aggiungeva:
— Preghi molto per i peccatori. Preghi molto per i sacerdoti. Preghi molto per i religiosi. Preghi molto per i governi.
Due medici la curano con premura e carità. Giacinta è piena di gratitudine. Uno di essi la prega di raccomandarlo alla Madonna. Giacinta lo fissa, poi gli sussurra:
— Lei mi seguirà in Cielo, fra poco.
Anche l'altro dottore, che le raccomanda se stesso e la figlia, si sente rispondere:
— Anche loro mi seguiranno, prima sua figlia, poi lei, dottore —. Le due predizioni si avverarono puntualmente.
Si fa un estremo tentativo chirurgico. Il 10 gennaio le asportano due cestole dalla parte sinistra, dove c'è una piaga larga quanto la mano. I presenti soffrono con lei, ma essa sussurra: — Pazienza! Tutti dobbiamo soffrire per andare in Cielo.
Quattro giorni prima di morire riceve la visita di madre Maria:
— Ascolti, madre, ora non mi lamento più. La Madonna mi è di nuovo apparsa, e mi ha detto che verrà presto a prendermi, e mi ha tolto fin d'ora i dolori.
Venerdì, 20 febbraio, riceve gli ultimi Sacramenti.
L'infermiera Aurora Gomez s'accinge a passare la notte con lei. Alle 10,30 s'accorge che Giacinta non respira più.
La Madonna è venuta a prenderla in silenzio.
Solo Lucia è rimasta dei tré piccoli veggenti. Nel convento di S. Teresa in Coimbra essa attende, nell'umiltà e nel silenzio, che la bianca Signora di Fatima scenda per la terza volta, per accogliere anche lei nella luce che già riveste Francesco e Giacinta.
LE APPARIZIONI DI BEAURAING (1932-33)
Nel sonno non si dicono bugie
La sera del 29 novembre 1932, papa Voisin chiamò Fernanda e Alberto:
— Gilberta esce dal pensionato alle 18,30. Andate a prenderla, a quell'ora sarà già buio.
Fernanda, di 15 anni, e Alberto, di 9, diedero una voce a due loro amiche, Andreina e Gilberta Degeimbre, e insieme si avviarono verso il pensionato.
Per via non dimenticarono di essere monelli, suonarono il campanello di un negozio e poi fuggirono, lasciando il padrone ad arrabbiarsi sulla porta.
Arrivati al cancello del pensionato, attraversarono il giardino, si fecero il segno di croce passando davanti alla grotta dell'Immacolata e suonarono il campanello. Ma la suora tardava ad aprire. Alberto, girandosi, diede un grido:
— Guardate la Madonna!
— Zitto, sciocco! — disse Fernanda. — Sarà un'auto- mobile coi fari accesi!
—— Ma non sono mica matto, sai? — ribattè Alberto.
— Guardate!
Le tré fanciulle si voltarono, e videro una bianca figura luminosa. Intanto la porta si aprì, e una suora si affacciò.
— Guardate, suora! La statua della grotta si è mossa!
— Ma cosa dite, bambini! Le statue non si muovono. Sarà un ramo di un albero che si muove.
Si ferma per alcuni momenti, poi ricomincia di nuovo una danza di ricchissima luce. Ancora una sosta poi, per la terza volta, un fuoco d'artifìcio ancora più svariato e colorito.
Ad un tratto tutti hanno la sensazione che il sole si stacchi dal firmamento per precipitare sulla folla. È un momento terribile. Un unico immenso , grido irrompe nella vallata. Mentre tutta la folla cade in ginocchio si odono numerose esclamazioni e invocazioni di perdono e di misericordia.
Terminato il prodigioso miracolo, la gente si rialza sbigottita accorgendosi, non senza morava glia, che i loro abiti, poco prima intrisi d'acqua, si erano completamente asciugati.
"La danza del sole", che nessun osservatore astronomico registrò e che perciò non fu naturale, fu osservata anche da molte persone che si trovavano a diversi chilometri di distanza e che non potevano subire alcuna suggestione.
La Madonna aveva mantenuto la promessa.
Tutti, credenti e increduli, contadini e colti cittadini, uomini di scienza e giornalisti, furono concordi nel riconoscere che si era trattato di un fenomeno soprannaturale che convalidava l'autenticità delle apparizioni.
LA GRANDE PROMESSA
(I PRIMI CINQUE SABATI)
Terminate le sei apparizioni ai tré pastorelli, il 10 Dicembre 1925 la Madonna apparve nuovamente a Lucia con al suo fianco, sospeso su una nube luminosa un bambino.
La Santissima Vergine, mettendole la mano sulla spalla le mostrò con l'altra un cuore circondato di spine. Contemporaneamente il Bambino disse:
«Abbi compassione del Cuore della tua Santissima Madre, coronato di spine che gli uomini ingrati in tutti i momenti vi infliggono, senza che ci sia chi faccia atti di riparazione per strapparle».
In seguito la Vergine disse:
«Guarda, figlia mia, il mio Cuore coronato di spine che gli uomini ingrati trafiggono in ogni momento con bestemmie e ingratitudini. Tu almeno cerca di consolarmi, e da parte mia annuncia che Io prometto di assistere, nell'ora della morte, con tutte le grazie necessario alla salvezza, tutti quelli che nel primo sabato di cinque mesi consecutivi si confesseranno, riceveranno poi la Santa Comunione, diranno una corona del Rosario e mi faranno compagnia per quindici minuti, meditandone i misteri, con l'intenzione di offrirmi riparazione». |