48. Candidate insieme a coloro che hanno già preso i voti vivono in fraternità nelle Case dell’Istituto.
49. Nell’aprire una dimora, sia essa Casa o Convento, le Carismatiche Francescane preferiscano, per quanto è possibile, i siti accanto a luoghi in cui si trovano emarginati o ammalati, dove le sorelle della penitenza possono esplicare il loro servizio e i loro carismi. Porre questa Comunità accanto a luoghi quali carceri, comunità per tossicodipendenti, ospedali o altri luoghi di emarginazione, darà il senso della necessità di destinare una maggiore attenzione ai più infermi, a coloro che sono ai margini della società e vivono nella povertà intellettuale, fisica, spirituale.
Ogni forma di emarginazione è contemplata in tale categoria.
50. Il Signore Gesù ha dato ai suoi discepoli il precetto di evangelizzare le genti e di confermare con i segni che Egli è Dio, il Dio vivente. Nel proclamare il mistero di salvezza, le sorelle della penitenza chiedono al Signore Gesù di confermare con i “segni” l’annuncio effettuato: santità personale, fede e intercessione sono i mezzi di cui si avvalgono per ottenere la Sua misericordia.
51. Lo spirito di umiltà, lo spirito di minorità, deve permeare tutte le opere delle Carismatiche Francescane perché, come ci ricorda Gesù:<< Non chi dice “Signore Signore” entrerà nel regno dei cieli (......). Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore non abbiamo forse profetato nel tuo nome, e cacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome?”. Ma io dichiarerò loro. Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi che commettete il male>> Perciò, le sorelle della penitenza compiano le loro opere con la coscienza di essere unicamente povere serve inutili, che fanno solo il loro dovere. I carismi sono doni, e il fatto di possederli -tutti ne siamo apportatori per il Battesimo- non significa di per sé che si è in comunione con il Signore: la comunione è data dall’amore, dall’umiltà sincera, dalla spogliazione del proprio io. Cristo deve vincere nei nostri cuori, per poter vincere nel mondo attraverso di noi.
52. La volontà divina, chiaramente espressa dal Vangelo, necessita di una coerenza massima di vita. Come fece San Francesco, che testimoniò senza timore il Vangelo in ambienti impervi -l’assistenza al lebbrosario, ai briganti, agli assassini- e ostili, quale fu la predicazione presso i musulmani, senza curarsi dell’effetto che la sua condotta, rigorosamente cristiana, poteva avere sui miscredenti, sui fatui, sui bigotti. Egli aveva un solo scopo: il Regno di Dio. E per attuarlo, non ebbe mezzi termini; non scese mai a compromessi con le pretese dell’amor proprio, ribelle alle umiliazioni e ai disagi, e a compromessi con le esigenze del proprio corpo: sonno, stanchezza, fame, freddo, malessere non lo spaventavano. Egli esortava i suoi seguaci a difendersi dalla sapienza del mondo e dalla prudenza della carne: “Lo spirito della carne, infatti, vuole e si preoccupa molto di possedere parole, ma poco di attuarle. Lo spirito del Signore invece vuole che la carne sia mortificata e disprezzata”. E’ questo il percorso di Croce, la comunione con il Signore Gesù: “Via da me satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”, rispose Gesù a Pietro che lo esortava alla prudenza nella carne. San Paolo, grande combattente per Cristo, nella lettera ai Romani ci fornisce un buon esempio di come un soldato di Dio deve vivere la comunione con il Signore e di come le avversità non debbano spaventarlo o turbarlo. Occorre infatti ricordare che “augusta è la porta e stretta la via che conduce alla vita, e sono pochi quelli che la trovano”. San Francesco non adottò mai mezzi termini nemmeno con il mondo: che lo credessero matto o fannullone, non gli importava di nulla. Anzi ne gioiva. Il suo “io” non contava nulla, contava solo il suo Dio. Perché “Beati quelli che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli”. Pertanto, anche le Carismatiche Francescane siano temerarie con sé stesse e temerarie con il mondo: non temano l’incomprensione né i disagi. Non temano le difficoltà: spesso, più un’azione è benefica più per portarla a termine, per realizzarla, si frappongono mille ostacoli. Con l’aiuto del Signore, e del Suo Santo Spirito, nulla è impossibile.
53. Ogni sorella della penitenza ricordi che deve essere madre per tutti coloro che incontrerà; deve avere quindi la dolcezza e la tenerezza della madre. Se le persone non sentono amore non si avvicinano a Dio. Occorre fornire un servizio gioioso, dando gioia e lasciando trasparire la gioia di Dio in noi: “ Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volte e vi sarà dato...Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”.
54. Le Carismatiche Francescane devono soprattutto sostenere l’azione del pastore delle anime della Diocesi presso cui aprono le Case.
55. Non assistano caritativamente solo le persone che si trovano nei siti quali carceri, comunità di recupero per tossicodipendenti e per malati di AIDS, ricoveri o altri presso cui l’Ordinario del luogo ha chiesto loro di intervenire ma, dando la priorità ai luoghi suddetti, in cui si trovano i più emarginati, devono altresì, di propria iniziativa, svolgere apostolato e portare la gioia di Dio presso chiunque è vittima di ogni oppressione: la predicazione ambulante e itinerante, tra i non credenti e anche presso il popolo di Dio, è una finalità a cui sono chiamate.
56. Le opere di apostolato sociale non prevedono un impegno delle sorelle della penitenza in collegi, asili, scuole materne.
57. A proposito e anche in occasioni non opportune, come consiglia San Paolo, le sorelle della penitenza annuncino il Vangelo e ricordino a coloro con cui entrano in contatto che è lo Spirito Santo che ci consente di applicare i precetti di Gesù. E non dimentichino anche di sottolineare l’importanza dell’accettazione della Croce: se non si sta con Gesù in Croce non si starà poi con Lui in Paradiso.
58. Le sorelle, convinte che nulla è impossibile a Dio, contattino e aiutino con pazienza anche persone considerate irrecuperabili, anche se ciò comporterà difficoltà e forse persecuzioni. Laddove è necessario, si servano dell’apporto di medici psichiatri. |