20. Ad imitazione di Gesù Cristo casto, povero e servo obbediente, le sorelle della penitenza fanno promesse private di osservare il Santo Vangelo vivendo in castità, povertà e obbedienza.
21. In adempimento alle parole di Gesù: “Se vuoi essere perfetto va’, vendi quello che possiedi e dallo ai poveri; poi vieni e seguimi”, coloro che desiderano fare parte della fraternità delle Carismatiche Francescane rinunciano alla proprietà dei loro averi, decidendo liberamente a chi lasciarli, prima di emettere i voti perpetui.
22. Con la promessa di vivere in povertà la Carismatica Francescana conforma il suo agire in totale abbandono al volere della Divina Provvidenza, secondo le parole di Gesù:
“Non vi affannate per la vostra vita, di ciò che mangerete o di ciò che berrete, né per il vostro corpo; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, eppure il Padre vostro li nutre”.
Prima della professione temporanea la candidata ceda l’amministrazione dei suoi beni chi vuole, e disponga circa il loro uso e usufrutto.
La fraternità provvede alle necessità corporali e spirituali di ogni sorella.
23. Ogni sorella della penitenza può avere per suo uso le cose personali necessarie, qualche bene mobile di modesto valore se strettamente indispensabile per il proprio vivere o lavoro, ma non mezzi di comunicazione o di trasporto, i quali, in quanto necessari, sono di proprietà della Comunità.
24. Qualunque cosa una sorella della penitenza riceva in dono, fatti salvi gli oggetti di uso strettamente personale di modesto valore, deve consegnarlo alla Responsabile: esso entrerà a fare parte dei beni della fraternità.
25. Le Carismatiche Francescane svolgono il loro operato presso i poveri e gli infermi in assoluta gratuità, senza percepire alcuna retribuzione. In applicazione di tale disposizione, che discende dal precetto del Signore Gesù di cui a Mt 19,21 correlato a Mt 6,25, le sorelle della penitenza non percepiscono pensioni provenienti dal lavoro né altri sussidi, né possono iscriversi alle associazioni di previdenza sociale. La somma equivalente alla pensione che la sorella della fraternità percepirebbe non può essere accettata come offerta e non può essere versata nella cassa della fraternità: ciò eviterà possibili diatrìbe qualora la sorella in questione decidesse in prosieguo di lasciare la fraternità.
26. Se un’offerta vuole essere fatta dagli Enti o persone presso cui esse svolgono l’apostolato, tale offerta deve essere libera e non fissa. Né l’offerta può essere richiesta come contributo dovuto. Non può essere accettata un’offerta per le mansioni svolte che superi un rimborso spese. Il rimborso spese non deve divenire l’equivalente di uno stipendio, acciocché non sia vanificato il precetto di abbandono alla Divina Provvidenza. L’offerta deve essere devoluta alla fraternità ed entrare a fare parte dei beni della fraternità, non può essere devoluta alle singole appartenenti alla fraternità. Se consegnata materialmente ad una sorella della penitenza della fraternità, essa deve prontamente darla alla Responsabile locale. Una sorella non può accettare per sé né donazioni né lasciti di dimore.
27. Sull’esempio del Signore Gesù Cristo, che poté affermare: “Le volpi hanno le tane e gli uccelli del cielo hanno i nidi; ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”, e animate dallo spirito di San Francesco, che invitò i suoi seguaci a non appropriarsi di nulla, “né case, né luogo”, le Carismatiche Francescane non vogliono avere la proprietà di dimore o di Chiese, o di quanto altro viene costruito per loro. Pertanto non possono accettare né donazioni né lasciti testamentari di dimore.
28. Non vi può essere alcuna evidente necessità per la vita delle sorelle o alcuna ragionevole utilità per le opere della fraternità che possa far derogare al principio che la fraternità non possa avere la proprietà di immobili e quelli mobili solo se di modesto valore. Infatti i principi del Signore Gesù richiamati dal presente Statuto sono eterni ed immutabili, e San Francesco, nel redigere la Regola, si è prefisso di aderire alla purezza e alla incarnazione del Vangelo, divenendo uomo libero, di quella libertà che ha Cristo. Pertanto chi, motivando aggiornamenti resisi necessari per le mutate condizioni dei tempi, effettuasse una revisione delle norme contenute in questo Statuto addolcendo il rigore che è proposto in esse e la povertà a cui sono chiamate le “carismatiche francescane”, che discende dai principi del Vangelo e dalla convinzione che si possono capire meglio i poveri se in certa misura si vive realmente come loro, abiuria la sua consacrazione e gli intenti del fondatore dell’Istituto; non ultimo, non rimane fedele agli intenti del “Poverello d’Assisi” e viene meno alla sequela di Gesù povero e crocifisso. Le Carismatiche Francescane siano veramente povere tra i poveri, o non sono Carismatiche Francescane.
29. Gli edifici adibiti a Case o Conventi per la fraternità siano caratterizzati dalla semplicità e povertà reale; quest’ ultima sia applicata con equilibrio ma sia reale. Ricordino, le sorelle della penitenza, che il Signore Gesù ha detto: ”Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli appendessero al collo una macina d’asino e lo precipitassero nel profondo del mare .... E’ fatale che ci siano scandali; ma guai a chi provoca lo scandalo”. Le “carismatiche francescane”, nell’intento di vivere la comunione con Gesù povero e crocifisso, non risiedano in dimore comode e particolarmente piacevoli sotto il profilo estetico e pratico; non abbelliscano le loro dimore con oggetti costosi; non effettuino nelle residenze lavori di ristrutturazione che non lascino trasparire la comunione anche fisica con i poveri, motivando tali azioni con il principio che occorre compiacere gli ospiti, mettendoli a loro agio.
30. Con la promessa di castità assunta per il regno dei cieli la sorella della penitenza abbraccia l’obbligo della perfetta continenza nel celibato.
31. Con la promessa di obbedienza, la sorella vuol rendere più intenso l’intento di fare sempre in tutto la volontà di Dio, si obbliga a sottomettere la volontà alla Responsabile secondo le norme dello Statuto per la propria santificazione e per raggiungere lo scopo dell’Istituto.
32. Le Responsabili usino della loro autorità con creatività e flessibilità; ascoltino con attenzione e amore le candidate e ogni singola sorella della penitenza, sì che esse sentano la gioia di Dio in loro. Ogni sorella può pronunciare parole divinamente ispirate e fornire utili indicazioni e suggerimenti.
33. La formula per la professione è la seguente: “Io N.N. prometto di vivere in castità, povertà e obbedienza secondo le norme dell’Associazione delle Carismatiche Francescane, fidandomi sulla grazia di Dio, sull’intercessione della Santa Vergine Maria e mettendomi sotto il patrocinio di San Francesco di Assisi. Amen”.
34. Con le promesse la sorella entra in modo definitivo ed effettivo a fare parte dell’Istituto.
La professione temporanea si ripeta ogni anno per sei anni, dopo di ché si può fare la professione perpetua.
Entro sessanta giorni prima della professione perpetua la sorella faccia rinuncia alla proprietà dei beni che possiede in forma valida anche in foro civile.
35. Una Carismatica Francescana che ottiene l’indulto ad uscire dalla fraternità o ne viene legittimamente dimessa non può esigere dalla fraternità alcun contributo economico per i servizi svolti durante la permanenza in essa. |