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Statuto dei Carismatici Francescani

ART.1

La fraternità denominata “Carismatici Francescani” è costituita da fedeli cattolici che si riconoscono fratelli della penitenza e vivono in vita comunitaria la sequela di Cristo secondo i dettami della Regola di San Francesco.
Poveri tra i poveri, i “carismatici francescani” contribuiscono alla diffusione del Regno di Dio nel mondo attraverso l’evangelizzazione e confermando con i segni l’annuncio effettuato. Il loro operato è svolto soprattutto presso i  più emarginati e infermi nel corpo e nello spirito, quali carcerati, tossicodipendenti, ammalati, ma anche presso chiunque è vittima di ogni forma di oppressione.
L’adorazione, intesa soprattutto come intercessione e riparazione, è complemento basilare e indispensabile dell’attività di apostolato che effettuano.
Sotto la potente intercessione di Maria Santissima, mediatrice di tutte le Grazie, lasciandosi guidare e rinnovare dall’azione dello Spirito Santo, che infonde in loro coraggio e audacia, i “carismatici francescani” combattono la buona battaglia testimoniando con le parole e le opere che Gesù è il Signore, vivo e operante tra di noi.
Il Signore degli eserciti li guida alla riconciliazione, rinascita, riparazione.

Art. 2

L’insieme dei fratelli della penitenza che fanno parte della fraternità dei “Carismatici Francescani” osserva il Santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità.
Essi conformano il loro stile di vita e il loro operare all’esempio di Gesù povero e crocifisso.
Ad imitazione di Gesù Cristo, che da ricco si fece povero, assumendo la condizione di servo, e in adempimento alle sue parole: “Se vuoi essere perfetto va’, vendi quello che possiedi e dallo ai poveri;  poi vieni e seguimi”, coloro che desiderano fare parte della fraternità dei “Carismatici Francescani” prima di emettere i Voti perpetui, dopo il Probandato, il Noviziato e la Professione Temporanea, rinunciano alla proprietà dei loro averi, decidendo liberamente a chi lasciarli, secondo quanto disposto dall’art.19.
I “Carismatici Francescani” conformano il loro agire in totale abbandono al volere della Divina Provvidenza. Gesù infatti ricorda: “Non vi affannate per la vostra vita, di ciò che mangerete o di ciò che berrete, né per il vostro corpo; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, eppure il Padre vostro li nutre”(1 ); pertanto i “Carismatici Francescani ” svolgono il loro operato presso i poveri e gli infermi in assoluta gratuità. Se un’offerta vuole essere fatta dagli Enti o persone presso cui essi svolgono l’apostolato, tale offerta deve essere libera; non può essere accettata un’offerta per le mansioni svolte che superi un rimborso spese. Né l’offerta può essere richiesta come contributo dovuto.
L’offerta deve essere devoluta alla fraternità ed entrare a fare parte dei beni della fraternità.
Qualunque cosa un fratello della penitenza riceva in dono, fatti salvi gli oggetti  di uso strettamente personale, entrerà a fare parte dei beni della fraternità.
La fraternità provvede ad ogni necessità corporale, fisica e spirituale di ogni suo membro.
La pensione che il fratello della fraternità percepirà sarà versata nella cassa della fraternità.

Art. 3

Sull’esempio del Signore Gesù Cristo, che poté affermare: “Le volpi hanno le tane e gli uccelli del cielo hanno i nidi; ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”(2 ), e in ossequio alle disposizioni del Serafico Padre Francesco, che nella Regola bollata invita i suoi seguaci a non appropriarsi di nulla, “né case, né luogo”, i Carismatici Francescani non possono avere la proprietà di dimore o di Chiese, o di quanto altro viene costruito per loro.
Pertanto non possono accettare né donazioni di dimore né lasciti testamentari di dimore, salvo eccezioni da valutare.
I principi del Signore Gesù, richiamati dal presente Statuto, sono eterni ed immutabili e San Francesco, nel redigere la Regola, si è prefisso di aderire alla  purezza  e  alla  incarnazione  del  Vangelo,  divenendo uomo libero, di quella libertà che ha Cristo; pertanto chi, motivando aggiornamenti resisi necessari per le mutate condizioni dei tempi, effettuasse una revisione delle norme contenute in questo Statuto addolcendo il rigore che è proposto in esse e la povertà a cui sono chiamati i “Carismatici Francescani”, povertà che discende dai principi del Vangelo e dalla convinzione che si possono capire meglio i poveri se si vive realmente come loro, commette abiuria degli intenti del fondatore dell’Istituto, degli intenti di San Francesco, di cui invalida la Regola, e viene meno alla sequela di Gesù povero e crocifisso. E libero.

Art. 4

Gli edifici adibiti a Case o Conventi per la fraternità siano caratterizzati dalla semplicità e povertà reale; quest’ ultima sia applicata con equilibrio ma sia reale. Ricordino, i fratelli  della penitenza, che il Signore Gesù ha detto: ”Chi scandalizza uno di questi  piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli appendessero al collo una macina d’asino e lo precipitassero nel profondo del mare (......). E’ fatale che ci siano scandali; ma guai a chi provoca lo scandalo”(3 ). I “Carismatici Francescani”, nell’intento di vivere la comunione con Gesù povero e crocifisso, non risiedano in dimore  particolarmente piacevoli sotto il profilo estetico; non abbelliscano le loro dimore con oggetti costosi; non effettuino nelle residenze lavori di ristrutturazione che non lascino trasparire la comunione anche fisica con i poveri.
I “Carismatici Francescani” siano veramente poveri tra i poveri, o non sono “Carismatici Francescani”.

Art. 5

Nell’aprire una dimora - Casa o Convento - i “Carismatici Francescani” preferiscano i siti accanto a luoghi in cui si trovano emarginati o ammalati, dove i fratelli della penitenza possono esplicare il loro servizio e i loro carismi.
Porre questa Comunità accanto a luoghi quali carceri, comunità per tossicodipendenti, ospedali o altri luoghi di emarginazione, darà il senso della necessità di destinare una maggiore attenzione ai più infermi, a coloro che sono ai margini della società e vivono nella povertà intellettuale, fisica, spirituale.
Ogni forma di emarginazione è contemplata in tale categoria.
Vi è necessità assoluta, per riportare il Regno di Dio nel mondo, di evangelizzare e di confermare con i “segni”  che Gesù è il Signore, assistendo e guarendo gli infermi. Ogni tipo di oppressione -tristezza, paura, odio, povertà, deviazione di cuore e di mente di vario genere- deriva da infermità  e va guarita.

Art.6

L’attività missionaria presso gli infermi, intesa come una straordinaria forza d’urto al servizio della Chiesa, secondo quanto indicato dall’art. 10, comporta di per sé, quale condizioni indispensabili, una partecipazione alla Passione di Gesù non solo sotto il profilo della povertà, ma anche della penitenza: è importante che i membri della fraternità, nei modi e nei tempi da loro scelti, secondo la disposizione interiore e la capacità fisica di ognuno, effettuino ogni tanto dei digiuni, che li aiutano anche ad essere efficienti nel loro Ministero; Gesù infatti, agli apostoli che non erano riusciti a scacciare un demone da un ammalato, rispose: “Questa specie di demone non si può cacciare che con il digiuno e la preghiera”. Soprattutto, siano costanti nel cercare la comunione con Gesù crocifisso attraverso l’orazione e la solitudine. A tal fine, i “Carismatici Francescani” devono ritagliarsi degli spazi di tempo che siano oasi di preghiera che permettano loro di riflettere e di ascoltare la gioia di Dio. Al di sopra  del lavoro e di ogni altra occupazione, ogni fratello della penitenza deve preoccuparsi di custodire lo spirito di orazione e devozione  “al quale devono servire tutte le altre cose temporali”(4 ).Le loro azioni devono essere in primo luogo manifestazione del loro amore a Dio, e solo di seguito, di conseguenza, amore e servizio ai fratelli.

Art. 7

L’adorazione è complemento indispensabile dell’attività missionaria: nell’attuarla, sia dato particolare spazio alle intercessioni, acciocché il Signore manifesti con i “segni”, secondo la Sua parola  di cui a Matteo 10,8, la Sua signorìa(5), la vittoria che Egli ha riportato sulla morte; altresì, sia dato particolare spazio alla riparazione per le uccisioni della vita, sia essa fisica o spirituale.
Il carisma di adorazione è uno dei più apprezzati dalla fraternità; chi non svolge attività esterna alle dimore è tenuto a sostenere l’evangelizzazione e il servizio dei membri che operano nel mondo soprattutto con l’adorazione. L’adorazione sostiene e vivifica l’attività di coloro che svolgono i Ministeri all’esterno delle dimore. 

Art. 8

I fratelli della penitenza della fraternità dei Carismatici Francescani ricordino che nei rapporti tra loro e con il mondo devono sentirsi permeati da un profondo spirito di umiltà; essi accettino e considerino qualunque ostacolo come apertura e occasione di Grazia, secondo l’invito di Gesù:  “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se  stesso,  prenda  la sua croce e mi  segua”  e  del  Serafico  Padre:  “Io ti dico  che quelle cose che ti sono di impedimento nell’amare il Signore Iddio, ed ogni persona che ti sarà di ostacolo,....... tutto questo devi ritenere come una grazia”(6).
Se si considerano servi soggetti a tutti, con questo tipo di convincimento non romperanno mai i rapporti con gli altri.
Lo Spirito Santo, che di per sé è spirito di comunione -è lo spirito del Padre e del Figlio, procede dall’uno e dall’altro, unisce l’uno all’altro- è l’agente primario che consente di applicare questi precetti, è l’agente primario che consente di agire da discepoli credibili di Cristo Gesù. Che, in quanto  tali, accettano e mettono in pratica l’esortazione  di San Francesco: “Ama quelli che ti causano questi dolori”(7). Il quale precisa: “Ci sono molti che, applicandosi insistentemente a preghiere e occupazioni, fanno molte astinenze e mortificazioni corporali, ma per una sola parola che sembri loro ingiuria verso la loro persona, o per qualche cosa che venga loro tolta, scandalizzati subito si arrabbiano. Questi non sono poveri in spirito, perché chi è veramente povero in spirito ama quelli che gli percuotono la guancia”(8).
E’ la nota di cortesia e di bontà umana, che sancisce con i fatti la comunione con il Signore: “Da questo sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”(9), e sancisce con i fatti la semplicità  francescana. Come
San Francesco ricorda: “ Dove è amore e sapienza ivi non è timore né ignoranza. Dove è pazienza e umiltà, ivi non è ira né turbamento. Dove è povertà con letizia, ivi non è cupidigia né avarizia. Dove è quiete e meditazione, ivi non è affanno né dissipazione. Dove è il timore del Signore a custodire la sua casa, ivi il nemico non può trovare via d’entrata. Dove è misericordia e discrezione, ivi non è superfluità né durezza”(10).
Dove c’è odio lì non c’è sentimento di umiltà: chi odia non si sente servo di tutti e non è servo di Dio. Per tale ragione il nostro Serafico Padre chiedeva: “ Signore, fa di me uno strumento della tua pace. Dove c’è odio, io porti amore. Dove c’è discordia io porti l’unione. Dove c’è errore, io porti la verità. Dove c’è dubbio, io porti la fede. Dove c’è disperazione io porti la speranza. O Divino Maestro, che io non cerchi tanto di essere consolato quanto di consolare. Di essere compreso quanto di comprendere. Di essere amato, quanto di amare.  Infatti: donando si riceve. Dimenticandosi si trova comprensione. Perdonando si è perdonati. Morendo si risuscita a vera Vita”(11). Morendo a sé stessi si vive della vera Vita; è lo spirito di minorità, cardine della spiritualità francescana. Che ne fa la sua grandezza tra i cammini di perfezione. E che fa di San Francesco un gigante, il più perfetto imitatore di Gesù; ciò ci è confermato anche dalla rivelazione data a frate Pacifico: “Questo fu il seggio di Lucifero, e in luogo di lui si siederà l’umile Francesco”(12).

Art. 9

Lo spirito di umiltà, lo spirito di minorità, deve permeare tutte le opere dei fratelli “Carismatici Francescani”, perché, come ci ricorda Gesù:<< Non chi dice “Signore Signore” entrerà nel regno dei cieli (......). Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore non abbiamo forse profetato nel tuo nome, e cacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome?”. Ma io dichiarerò loro. Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi che commettete il male>>(13)Perciò,  tutte  le  opere  devono  essere  compiute  con  la  coscienza  di  essere  unicamente poveri servi inutili, che fanno solo il loro dovere(14). I carismi sono doni, e il fatto di possederli -tutti ne siamo apportatori per il Battesimo- non significa di per sé che si è in comunione con il Signore: la comunione è data dall’amore, dall’umiltà sincera, dalla spogliazione del proprio io. Cristo deve vincere nei nostri cuori, per poter vincere nel mondo attraverso di noi.

Art.10

Il fondamento teologico dell’attività caritativa dei fratelli della penitenza della fraternità dei “Carismatici Francescani” è dato dai precetti del Signore: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone; perché l’operaio ha diritto al suo sostentamento”(15), considerati da San Francesco per realizzare il suo Ordine, e dai comandi del Signore che, “chiamati a sé i dodici apostoli, diede loro il potere di cacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di infermità......Gesù così li istruì: <<Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’ Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni>>“ (16). Quest’ultima frase costituisce la prima parte del versetto di cui a Matteo 10,8; la seconda parte, che è riferito alla gratuità dell’azione svolta, è stato da San Francesco applicata alla lettera(17). Occorre dare anche alla prima parte maggior rilievo e applicazione. La strada è indicata da Gesù: “Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva loro di parlare, perché lo conoscevano”; “Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce e, trovatolo, gli dissero:<<tutti ti cercano!>>. Egli disse loro:<< Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi manche là, per questo infatti sono venuto!>>. E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni”. Egli fa l’annuncio e conferma con i “segni” l’annuncio: predica e scaccia i demoni, guarisce e scaccia i demoni.

Art. 11

L’applicazione sine glossa dei precetti  indicati da Gesù in Matteo 10,8 -prima e seconda parte- è la peculiarità che contraddistingue gli appartenenti ai “Carismatici Francescani”, è il loro modo di dare il loro contributo per il ritorno del Regno di Dio nei cuori. Per convincere che il Regno di Dio è venuto sulla terra, a San Giovanni Battista, che dalla prigione gli manda a chiedere se è lui il Redentore, Gesù risponde: “Andate e riferite a Giovanni che i ciechi vedono, gli storpi camminano, i morti risorgono, i poveri sono evangelizzati”. I poveri nel corpo e nello spirito; gli emarginati nello spirito, i più abbandonati, ma anche chi vive situazioni di dolore all’interno della società.
Quante  guarigioni dell’anima portano alla guarigione fisica  e  quante guarigioni fisiche portano alla guarigione dell’ anima!
Al cieco Bartimeo, che gli chiede la guarigione della vista, Gesù risponde: “ Va’, la tua fede ti ha salvato”. E subito egli guarì e seguì Gesù. In ottemperanza ai precetti del Signore di cui a Matteo 10, 8 i “Carismatici Francescani”, nel proclamare il mistero di salvezza, chiedono al Signore Gesù di confermare con i “segni” l’annuncio effettuato: santità personale, fede e intercessione, attuata anche attraverso l’adorazione, sono i mezzi di cui si avvalgono.
La Chiesa Cattolica ha una sua pastorale per gli infermi, con i suoi sacramenti e le sue istituzioni. Ogni Diocesi ha una sua pastorale sanitaria per la cura degli infermi. I servizi di guarigione dei “Carismatici Francescani”, che consistono anzitutto in aiuto e conforto morale e spirituale ai sofferenti nell’anima e nel corpo, rientrano nell’ambito di questa pastorale.
I fratelli della penitenza dei “Carismatici Francescani” devono soprattutto sostenere l’azione del pastore delle anime della Diocesi presso cui aprono le Case. Gli ammalati e coloro che necessitano di assistenza morale sono molti; coloro che sono abbattuti o in crisi di rifiuto di Dio sono molti; coloro che sono in condizioni di rottura con se stessi e con il mondo sono molti: i “francescani carismatici” offrono il loro servizio pastorale -catechesi e servizio
 di guarigione, evangelizzazione(18) e intercessione - all’Ordinario del luogo senza alcuna pretesa di voler guarire, perché questo dipende unicamente da Dio.
Essi inoltre siano coscienti che chi ha mali malefici non riesce ad andare in Chiesa o dal sacerdote, deve essere accompagnato(19): deve essere istruito, convinto e accompagnato. Pertanto non siano superficiali nel cercare di riportare le “pecore perdute” alla casa d’Israele, nè lo siano nei rapporti con chiunque è sofferente: siano pazienti e costanti, indefessi e decisi; si servano della collaborazione anche dei laici, per il rinnovamento del mondo attraverso il riconoscimento della signorìa di Gesù e il ristabilimento del regno di Gesù Cristo.

Art. 12

La volontà divina, chiaramente espressa dal Vangelo, necessita di una coerenza massima di vita. Come fece San Francesco, che testimoniò senza timore il Vangelo in ambienti impervi -l’assistenza al lebbrosario, ai briganti, agli assassini- e ostili, quale fu la predicazione presso i musulmani, senza curarsi dell’effetto che la sua condotta, rigorosamente cristiana, poteva avere sui miscredenti, sui fatui, sui bigotti. Egli aveva un solo scopo: il Regno di Dio. E per attuarlo, non ebbe mezzi termini; non scese mai a compromessi con le pretese dell’amor proprio, ribelle alle umiliazioni e ai disagi, e a compromessi con le esigenze del proprio corpo: sonno, stanchezza, fame, freddo, malessere non lo spaventavano. Egli esortava i suoi seguaci  a difendersi dalla sapienza del mondo e dalla prudenza della carne: “Lo spirito della carne, infatti, vuole e si preoccupa molto di possedere parole, ma poco di attuarle. Lo spirito del Signore invece vuole che la carne sia mortificata”(20). E’ questo il percorso di Croce, la comunione con il Signore Gesù.
“Via da me satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”(21), rispose Gesù a Pietro che lo esortava alla prudenza nella carne. San Paolo, grande combattente per Cristo, nella lettera ai Romani ci fornisce un buon esempio di come un soldato di Dio deve vivere la comunione con il Signore e di come le avversità non debbano spaventarlo o turbarlo(22). Occorre infatti ricordare che “augusta è la porta e stretta la via che conduce alla vita, e sono pochi quelli che la trovano”. San  Francesco non adottò mai mezzi termini nemmeno con il mondo: che lo credessero matto o fannullone, non gli importava di nulla. Anzi ne gioiva: il suo “io” non contava nulla, contava solo il suo Dio. Perché  “Beati quelli che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli”(23)  Pertanto, anche i “francescani carismatici” siano temerari con sé stessi e  temerari con il mondo: non temano l’incomprensione né i disagi. Non temano le difficoltà: spesso, più  un’azione  è  benefica  più  per  portarla a termine, per realizzarla, si frappongono mille ostacoli. Con l’aiuto del Signore, e del Suo Santo Spirito, nulla è impossibile.

Art. 13

Il terzo fondamento teologico dell’attività dei “Carismatici Francescani” è dato dal Salmo 23: “Il Signore degli eserciti è il re della gloria”.
I fratelli della penitenza della fraternità dei “Carismatici Francescani” sono consci che la gloria di Dio per manifestarsi necessita della potente azione dello Spirito Santo, pertanto dai suoi carismi traggono la santità  che consente loro di essere un esercito al servizio di Dio.
San Paolo asserisce: “ Dio non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di amore, di saggezza”. E’ lo Spirito Santo infatti che, influendo sulle facoltà spirituali e sensibili, quali intelligenza, affetti e sentimenti, infonde coraggio e audacia, ed offre la possibilità di essere testimoni autentici (24)e profeti. E’ lo Spirito Santo che consente di avere semplicità di cuore e umiltà; di vivere lo spirito di minorità, conformando i pensieri e gli atteggiamenti, la mente e il cuore, a quelli di Gesù. E’ lo Spirito Santo che consente di accettare le sofferenze con serenità, di avere dolcezza, tenerezza con tutti. Di essere miti, pazienti e modesti, di evitare le dispute e le cattive parole.  Perché è amore, è sapienza: è Dio. Pertanto chi si fa guidare dallo Spirito Santo comunica la comunione con il Signore con credibilità, perché consente all’Amore di vivere in sé. E’ lo Spirito Santo che, in quanto spirito di amore, chiude le ferite dell’anima: le ferite che ci hanno propinato gli altri, con la loro mancanza di carità, le ferite che ognuno si è procurato con i peccati commessi. E’ lo Spirito Santo che rinnova la creatura, che le consente  di fare discepoli e di ottenere frutti duraturi nel suo operato.
Con tali consapevolezze, e con la coscienza che ogni giorno il nostro nemico, il demonio, cerca di allontanarci dalla comunione con il Signore  e trama per fermare il bene(25), i “Carismatici Francescani” ogni giorno invocano la guida dello Spirito Santo con il canto e con lodi gioiose cantate.

Art. 14

Come ricorda Giovanni Paolo II, “vi è reciprocità tra amore e fede, nel cammino verso l’unione......Sulla linea della fede si fonda l’intera dinamica dell’unione, tutta la trasformazione soprannaturale di un’anima, sino al più alto grado possibile in questa vita”(26). Perchè la fede, quando è piena, fa diventare come  bambini  al  cospetto del Padre,  del  Creatore  dell’Universo,
commuovendolo: “Figliolini miei”, Gesù definiva i suoi apostoli; e fa chiedere con la fede-fiducia, con la certezza di avere già ottenuto quanto si domanda:”Se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che è accaduto a questo fico, ma anche se direte a questo monte: Levati e gettati nel mare, ciò avverrà. E tutto ciò che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete” (27 ). Pertanto le appartenenti alla fraternità dei “carismatici francescani” effettuano le loro attività di apostolato e preghiera con la certezza che la fede-fiducia dà a Dio l’opportunità di manifestare la sua gloria, la sua misericordia, e di guarire. Vista la fede di coloro che accompagnavano il paralitico che gli fu posto dinnanzi dopo averlo fatto calare dal tetto, Gesù lo guarì: tenne quindi in considerazione anche la fede dei mediatori, non solo del malato. Anche quando si lamenta perché chi si rivolge a lui lo fa per poter ottenere prodigi e segni, Gesù, per la fede che hanno e per accrescere la loro fede, opera il miracolo(28). Ma occorre tenere presente che è molto importante anche la santità personale, l’adesione ai suoi precetti, per ottenere dal Signore: “ Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che  volete  e  vi sarà dato (......) Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena (29). “Se rimanete in me  e  le  mie parole rimangono in voi”: cioè,  se  mettete  in  pratica  le  mie parole, se le fate vivere in voi, se applicate i miei insegnamenti. Dio non  può essere incoerente con la sua parola; perciò, se tendiamo alla comunione con lui -”Non sono più io che vivo, ma è Cristo a vivere in me”-, se facciamo vivere in noi le sue parole, se mettiamo in pratica la sua volontà, ci sarà dato.
L’importanza di adempiere ai precetti di Gesù ci viene confermata dalla dinamica degli avvenimenti che si sono verificati in occasione del suo primo miracolo, accaduto per l’intervento della madre. A Cana, Maria premurosamente incita i servi del padrone: “Fate quello che vi dirà”. Fanno quello che Gesù dice loro. E per l’obbedienza a ciò che Gesù ha detto, e per l’intercessione di Maria, avviene il miracolo.
L’intercessione di Maria Santissima è talmente tenuta in considerazione dal Figlio che Egli, per la richiesta della madre, anticipa il tempo in cui era stato stabilito che cominciasse a manifestarsi come Dio. Maria riesce a far spostare, anticipandone gli eventi, la determinazione del Padre e del Figlio. E’ mediatrice  di Grazie, è mediatrice di Vita: a Cana, dice l’evangelista, “era presente Maria. Fu invitato anche Gesù con i suoi discepoli”: questo significa che la madre è andata a preparare la strada all’evento miracoloso. Perciò la madre è stata posta accanto ai comuni mortali perché con la sua presenza tra loro anticipa la venuta di Gesù e l’evento miracoloso di salvezza: madre e regina della vita. 

Art. 15

La fraternità denominata “ Carismatici Francescani” si articola in fraternità a diversi livelli: locale, provinciale, generale.
La fraternità provinciale, così come la fraternità generale, è retta da un Consiglio e da un Ministro che vengono eletti in base alle norme statutarie.
La fraternità provinciale è retta da un Consiglio e da un Ministro che vengono eletti dai Professi con Voti perpetui.
Il Consiglio Provinciale e il Ministro Provinciale sono eletti con la maggioranza semplice dei voti espressi nei primi due scrutini; nel terzo scrutinio, a maggioranza qualificata dei voti espressi.
Durano in carica 4 anni e non possono essere rieletti per più di tre volte.

Art.16

La fraternità generale è retta da un Consiglio Generale e da un Ministro Generale che vengono elette dai Ministri Provinciali e da tutti i Professi con voti perpetui nel Capitolo Generale.
Il Ministro Generale dura in carica 6 anni.
Viene eletto Ministro Generale chi nel primo e nel secondo scrutinio raggiunge la maggioranza semplice dei voti espressi. Nel terzo scrutinio, se esso si rende necessario, si proceda per ballottaggio tra le due persone che hanno avuto il maggior numero di voti (maggioranza qualificata).
Il Consiglio Generale dura in carica 6 anni.

Art. 17

La fraternità locale ha bisogno di essere canonicamente eretta, e così diventa la cellula prima di tutto l’Istituto dei “Carismatici Francescani”, nonché un segno visibile della Chiesa.
La fraternità locale è retta da un Ministro; egli è il primo responsabile di una fraternità locale.
Il Ministro della fraternità locale viene eletto dal Capitolo Provinciale e dura in carica 4 anni. E’ necessaria la maggioranza semplice dei voti espressi nel primo e nel secondo scrutinio; è necessaria la maggioranza qualificata per il ballottaggio del terzo scrutinio, laddove esso si renda necessario.

Art. 18

Per  l’erezione di una dimora-casa o convento- si deve avere il permesso scritto dell’Ordinario del luogo. Dal momento in cui una dimora viene eretta in provincia decorre il tempo capitolare; entro il termine utile di un trimestre deve essere convocato e celebrato il primo capitolo provinciale. Nel frattempo governino quelle persone che sono in carica.
Non si eriga una dimora se si prevede che probabilmente non vi potranno vivere e lavorare almeno tre fratelli della penitenza.
La Convenzione con l’Ordinario del luogo per aprire una casa in una Provincia deve contenere solo l’assenso all’apertura della casa.

Art. 19

La persona che è animata dal desiderio di entrare a fare parte dell’esercito dei “Carismatici Francescani” deve chiederlo al Ministro Provinciale, che gli esporrà il tenore di vita a cui domanda di essere ammesso.
Nessuno può essere ammesso come candidato finché il Ministro Provinciale non si sia assicurato di persona che sussistono le condizioni per una sua accettazione. Se vi sono, il candidato può iniziare il periodo di probazione e stare sei mesi in prova. Il periodo di probazione non può superare i dodici mesi, durante il quale il candidato seguirà anche un breve seminario sullo Spirito Santo. 
Se, terminato il probandato, deciderà di rimanere, il Ministro gli concederà i panni della prova e deve poi andare al Noviziato, che durerà 2 anni, non oltre. Durante il Noviziato gli sarà impartito un corso intensivo di teologia e un corso intensivo- da parte di sacerdoti o laici carismatici- sui diversi modi con cui il maligno opera e su come è possibile contrastare o annullare la sua azione con i metodi e gli strumenti che la Chiesa pone a disposizione.
Finito il noviziato, pregheranno su di lui invocando una nuova effusione dello Spirito Santo e sia ricevuto all’obbedienza.
Prima di effettuare la Professione Temporanea, il candidato ceda l’amministrazione dei suoi beni a chi vuole, e disponga liberamente circa il loro uso e usufrutto.
La Professione Temporanea deve essere ripetuta per tre anni. Vi è poi la Professione solenne, che è perpetua.
Entro sessanta giorni prima della professione solenne, lo stesso candidato faccia rinuncia alla proprietà dei beni che possiede, in forma valida anche in foro civile.
I fratelli della penitenza che hanno ottenuto l’indulto ad uscire dalla Fraternità o ne sono stati legittimamente dimessi non possono esigere dalla Fraternità alcun contributo economico  per i servizi svolti durante la permanenza in essa.

Art. 20

Tutti le appartenenti alla fraternità dei “Carismatici Francescani” recitano ogni giorno l’ufficio divino. All’inizio della recita dei primi Vespri invochino la guida dello Spirito Santo con il canto.
I Francescani carismatici tengano presente l’indicazione di San Paolo: “Aspirate ai carismi più grandi! Ed io vi mostrerò una via migliore di tutte”. I carismi crescono se esercitati; pertanto chi condivide la spiritualità dei “Carismatici Francescani”, vorrebbe farne parte ma teme di non avere doni da offrire al popolo di Dio, deve essere incoraggiato a capire che tutti, per il Battesimo, siamo apportatori di carismi.
Altresì, gli va spiegato che non è necessario avere il carisma di guarigione per fare parte della fraternità; i carismi di per sé sono transeunti, pertanto anche chi lo possiede potrebbe esserne privato dal Signore in qualsiasi momento.
Possono fare parte della fraternità persone di tutte le età.
I Ministri usino della loro autorità con creatività e flessibilità; ascoltino con attenzione e amore i postulanti, sì che essi sentano la gioia di Dio in loro, e ascoltino con attenzione ogni singolo fratello della penitenza: ognuno di essi può pronunciare parole divinamente ispirate e fornire utili indicazioni e suggerimenti.

Art. 21

Ogni fratello della penitenza ricordi che deve essere padre e madre di tutti coloro che incontrerà. Deve avere quindi lo spirito d’iniziativa e di fermezza del padre e la tenerezza della madre: se la gente non sente amore non si avvicina a Dio. Occorre dare gioia e lasciare trasparire la gioia di Dio in noi: “ Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volte e vi sarà dato....Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”.
I “Carismatici Francescani” non devono caritativamente assistere solo le persone che si trovano nei siti presso cui l’Ordinario del luogo ha chiesto loro di intervenire -quali per esempio carceri, comunità di recupero per tossicodipendenti e per malati di AIDS, ricoveri- ma, dando la priorità ai luoghi suddetti, in cui si trovano i più emarginati tra gli emarginati, devono altresì, di propria iniziativa, svolgere apostolato e portare la gioia di Dio presso chiunque è vittima di oppressione: la predicazione ambulante e itinerante, tra i non credenti e anche presso il popolo di Dio, è una finalità a cui sono chiamati.

Art. 22

A proposito e anche in occasioni non opportune, come consiglia San Paolo, i fratelli della penitenza ricordino a coloro con cui entrano in contatto e a coloro che aiutano, che è lo Spirito Santo che ci consente di applicare i precetti di Gesù, perché è il Suo spirito. E non dimentichino anche di sottolineare l’importanza dell’accettazione della Croce: se non si sta con Gesù in Croce non si starà poi con Lui in Paradiso. Pertanto invitino le persone ad offrire a Gesù la propria croce, a favore della redenzione del mondo. Con lucore ineffabile, San Paolo delucida uno degli effetti del dolore: “ La tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata, e la virtù provata una speranza. La speranza poi non delude”(30)

Art. 23

Nulla è impossibile a Dio. Anche i casi considerati impossibili, e le persone considerate irrecuperabili devono essere contattate dai “Carismatici Francescani”, e aiutate con pazienza, anche se ciò comporterà difficoltà e forse persecuzioni. Laddove è necessario, i fratelli della penitenza si servano dell’apporto dei medici psichiatri. Salvare e portare a nuova vita un caso “irrecuperabile” o comunque difficile vuol dire talora salvare molte vite umane, specialmente se gli “irrecuperabili” sono dei carcerati o degli emarginati che vivono all’interno della società in situazioni di violenza o di forte degrado morale.
L’arditezza nel portare il Regno di Dio nel mondo tramite l’evangelizzazione e l’applicazione dei precetti del Signore di cui a Matteo 10,8 deve concretizzarsi in iniziative temerarie; per esempio, occorre insistere affinché nelle carceri vi siano uno o più gruppi di guarigione.


(1)Mt 6, 25-26

(2) Lc 9,58

(3) Mt 18, 6-7

(4) Regola bollata Cap V

(5) Mt 28,18 : “Mi è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra”

(6) Lettera a un Ministro

(7) Idem idem

(8) Ammonizioni

(9) Gv 13,35

(10) Ammonizioni Cap XXVII

(11) “Preghiera semplice”, attribuita a San Francesco

(12) Cfr. “Specchio di perfezione”

(13) Mt 7, 21-23

(14) Cfr. Lc 17,10

(15) Mt 10, seconda parte del versetto 8, fino al versetto 10

(16) Mt 10,1-8 (prima parte del versetto 8)

(17)Probabilmente il Serafico Padre, che intendeva eseguire alla lettera tutto il Vangelo, desiderava che i suoi frati applicassero anche la prima parte delle istruzioni di Gesù riportate a Matteo 10,8. Così pare risultare dalla Vita seconda di San Francesco d’Assisi di Tommaso da Celano:”La più perfetta di tutte, in cui non ha nessuna parte la carne e il sangue, riteneva fosse l’obbedienza per cui si va per divina ispirazione tra gli infedeli, sia per la salvezza del prossimo sia per il desiderio del martirio. Chiedere questa, la giudicava cosa molto gradita a Dio” ( Cel. 152). Il Serafico Padre ammoniva anche: ”È grande vergogna per noi servi del Signore il fatto che i santi operarono con i fatti e noi, raccontando e predicando le cose che essi fecero, ne vogliamo ricevere onore e gloria“ (Amm. VI). La santità è accessibile a ognuno di noi.

(18) Istruzione collettiva o individuale

(19) Cfr. Padre Gabriele Amorth “Nuovi racconti di un esorcista”, pg.102

(20) Regola non bollata, Cap.XVII e Regola bollata

(21) Mt 16, 21-23

(22) Cfr. San Paolo, Lettera ai Romani 8, 6-7

(23) Mt 5, 10; Regola non bollata Cap. XVI

(24) Paolo VI: “ La nostra epoca non ama i Maestri, ma accetta i Maestri se sono anche testimoni”. Enciclica “Annuntiavit Evangeli”.

(25) P. Gabriele Amorth, “Nuovi racconti di un esorcista”, Ed. Dehoniane Roma, pag. 99: “Non sembra che oggi sia molto presente, nella predicazione e nella catechesi, questo senso di lotta quotidiana contro il maligno, su cui insiste tutta la Bibbia, in particolare il  Nuovo Testamento”

(26) Karol Wojtyla, “La fede secondo San Giovanni della Croce”, pagg 114 e 117. La tesi di laurea  è pubblicata dalla Editrice “Angelicum-Herder”, Roma.

(27)Matteo 21,21-22; Mc 11,22-24

(28) Cfr Gv 4,48-53 . Cfr.  altresì P. Matteo La Grua, “La preghiera di guarigione”, Herbita Editrice, Palermo. Il volume, frutto delle riflessioni e esperienze personali dell’autore, è un valido sussidio per il ministero sui sofferenti.

(29)Gv 15, 7-11

(30) lettera ai Romani 5,3

 

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I Carismatici Francescani
"Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni" Matteo 10,7-8
"Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" Matteo 10,8-10
"IL SIGNORE DEGLI ESERCITI è il re della gloria.
Il Signore dà coraggio, amore e saggezza al Suo esercito con il Suo Santo Spirito" Salmo 23

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